Rendicontazione di sostenibilità obbligatoria e performance ESG: la governance conta?

L’obbligo di rendicontazione migliora davvero la performance ambientale e sociale delle imprese, e come influenza il ruolo dei meccanismi di governance?

L’obbligo di rendicontazione migliora davvero la performance ambientale e sociale delle imprese, e come influenza il ruolo dei meccanismi di governance?
SINTESI DELLA RICERCA
Obiettivo
Lo studio analizza se e come la rendicontazione di sostenibilità obbligatoria incide sulla performance ambientale e sociale delle imprese. La ricerca esamina inoltre in che modo la regolamentazione modificai il rapporto tra alcuni meccanismi di corporate governance (la diversità di genere nel consiglio di amministrazione, i compensi legati a obiettivi ESG e la frequenza delle riunioni del board) e la performance ESG. 
Metodologia
Lo studio adotta una regressione a due stadi con variabili strumentali e effetti fissi, per mitigare i problemi di endogeneità. Il campione comprende 840 imprese non finanziarie quotate a livello mondiale, osservate lungo un arco temporale di dieci anni (2010-2019 e 2011-2020). I dati provengono dal database Refinitiv Eikon, mentre la presenza di normative nazionali sulla rendicontazione obbligatoria è ricavata dal database Carrots & Sticks. La performance ambientale è misurata attraverso gli score su emissioni di gas serra e uso delle risorse, quella sociale attraverso gli score su forza lavoro e comunità.
Risultati principali
I risultati mostrano che la rendicontazione di sostenibilità obbligatoria tende ad avere un generale effetto positivo sulla performance ambientale e sociale. Per quanto concerne i meccanismi di governance, la presenza di donne nel consiglio di amministrazione, i compensi dei manager collegati a obiettivi ESG e una maggiore frequenza delle riunioni del board risultano associati a migliori performance.
L’effetto combinato tra rendicontazione obbligatoria e meccanismi di governance, tuttavia, mostra risultati misti. L’obbligo di rendicontazione, infatti, non agisce in modo uniforme sui meccanismi di governance. Associato alla diversità di genere nel board, rafforza la logica della sostenibilità, con effetti positivi sulla decarbonizzazione e sulla gestione delle risorse umane, ma penalizza l’impegno verso la comunità. In presenza di obbligo normativo in materia di rendicontazione ESG, i sistemi di incentivazione sembrano ridimensionare la loro efficacia rispetto al perseguimento di obiettivi sostenibili. Ciò può indurre i manager a prediligere la fissazione di incentivi legati ad obiettivi di profitto e/o di mercato. In ultimo, anche l’effetto positivo della frequenza delle riunioni del board si attenua in presenza di obbligo di rendicontazione. In sostanza, la regolamentazione, da sola, non basta a diffondere la logica della sostenibilità in azienda: occorre raggiungere un equilibrio tra logiche diverse, e talvolta in conflitto, in modo da orientare i comportamenti d’impresa verso il conseguimento di un giusto trade-off tra sostenibilità e profitto.
Implicazioni
I risultati offrono indicazioni utili a manager e decisori pubblici. Per le imprese, rafforzare la presenza femminile nelle posizioni di vertice e istituire comitati di sostenibilità all’interno del board può favorire la diffusione della logica della sostenibilità; i sistemi di incentivazione, inoltre, dovrebbero essere legati non alla mera conformità normativa ma a obiettivi ESG sfidanti e di lungo periodo, bilanciati rispetto agli obiettivi di profitto. Per i policymaker, emerge l’opportunità di sostenere la parità di genere nei consigli di amministrazione, di integrare la regolamentazione con incentivi e agevolazioni fiscali per gli investimenti sostenibili e di modulare gli obblighi in base a dimensione e settore, così da evitare che le imprese si limitino ad una risposta di mera facciata.
AUTORI
Gianluca Vitale
Università G. d’Annunzio
Sebastiano Cupertino
Università di Siena
Giovanni Schiuma
LUM University
Ciro troise
Università di Torino
AperiEconomia Hub è un’iniziativa di public engagement del
Dipartimento di Economia Aziendale dell’Università di Chieti-Pescara

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